venerdì, 20 novembre 2009

Credo tutti conoscete quel sito dove ti iscrivi se c’hai un’orribile cianfrusaglia o qualche bomboniera in grado di procurare i peggiori incubi se intravista a mezza luce, metti su la tua bella foto possibilmente senza fotosciopparla, che un orologio a cucù diventa un pendola in due secondi e che così son alta e coscialunga pure io eh, poi decidi quale prezzo dare al tuo pregiato pezzo da collezione, metti qualche altro dettaglio e aspetti che un ignaro essere possibilmente ipovedente si imbatta nel tuo oggetto e se innamori irrimediabilmente. E sei un venditore a tutti gli effetti. In teoria.

Dall’altra parte stanno i curiosi. Quelli che smanettano e perdono ore e diottrie cercando LA cianfrusaglia, in genere con base d’asta ad un prezzo ridicolo, tipo un euro o giù di lì. Cianfrusaglia che, almeno nel nostro caso, andrebbe a rimpolpare il parco orrori che già esponiamo al mercatino. La nostra filosofia, da perfetti ignoranti del settore è “tutto quanto fa spettacolo”. Infatti da un po’ veniamo gentilmente omaggiati dai parenti di tutto ciò che passa loro fra le mani e li fa esclamare “e questo? Mo’ do ve minchia lo nascondo?” (ci sono anche le eccezioni, eh. Che abbiamo anche dei pezzi veramente carini e originali ma non mi addentro che sennò pare che vi faccio la vendita online e mi viene da gridare E ALOOOOOORA?), ce lo regalano e noi lo esponiamo al pubblico ludibrio.

Ma sto ovviamente divagando. Torniamo al sito e nello specifico a ex-concu, categoria futuri abbisognanti cane guida. Iscritto da più di tre anni, ha sempre riservato solo qualche occhiata superficiale a questo grande magazzino virtuale. Dalla settimana scorsa, vai a capire come mai, è sempre lì. Per ore e ore. E non è una pagina “di copertura” che sotto ci sono le anteprime dei calendari 2010, eh.

E ti aggiorna dal divano sulle eventuali offerte che fa, specchi, orologi, lampadari, carillon e orripilanti scatolette di ceramica che gli dici che se prova ad offrire qualcosa per quelle, lì dentro  ci finiscono le sue ceneri equamente ripartite così come lo hai smembrato col coltello per l’arrosto.

Puoi  irrompere in salotto vestita da odalisca che siccome non hai dei veli in casa ti sei agganciata quattro strofinacci da cucina alla cintura dei pantaloni  muovendo sinuosa le mani e mimando serpenti a caso, mugolando come una guardia giurata imbavagliata e rinchiusa nell’armadietto delle scope durante un furto in banca, scuoti la riccia chioma rischiando la lussazione di tutte le vertebre cervicali e lui ti fa “VIENI A VEDERE!!! HO FATTO UN’OFFERTA PER QUESTO SPECCHIO! SCADE FRA CINQUE MINUTI, CORRI!!!”

Inciampando negli strofinacci ti appropinqui, assisti trepidante al countdown finale e  all’esultanza di ex-concu, che si aggiudica per la prima volta qualcosa: uno specchio ad un prezzo veramente ridicolo e manco tanto brutto, a dire la verità. E sei un acquirente a tutti gli effetti. In teoria.

Ex-concu scrive con cortesia al venditore, chiedendo di quantificare le spese di spedizione per poter procedere al pagamento e specificando che è il primo acquisto in assoluto, con un lieve sorriso che aleggia sul viso.

Il venditore non risponde e nel frattempo dal sito arrivano delle mail che ricordano, con un tono non intimidatorio ma insomma, una roba tipo “ricordati che devi morire”, che DEVI ancora pagare l’oggetto. E che bisogna farlo entro i termini prestabiliti, che sono mi pare quattro o cinque giorni. Così è che una sera, il giorno prima della scadenza definitiva, in assenza di comunicazioni, ex-concu paga col poste pay calcolando un po’ a spanne il costo della spedizione, riceve conferma della transazione dal sito e dorme sonni tranquilli pregustando lo scartabellamento del pacco contentente questo specchietto che farà un figurone sul nostro banco.

Senonché il giorno a seguire (il pagamento) e tre giorni dopo la chiusura dell’asta, riceve un messaggio dal venditore.  Che leggo io durante il pomeriggio. E già vedo addensarsi nere nubi all’orizzonte.

Copioincollo e voi leggete attentamente, che ne vale la pena. Per rispetto della privacy faccio come i gestori telefonici e rendo anonima l’ultima parte del nome, ma vi dico che sta in una zona vicina a due o forse tre di quelli che capitano da queste parti e uno che frequenta a fine settimana alterni:

Gentile ex-concu,
vorrei scusarmi con lei non potendoli inviare gli oggetti in quanto le inserzioni causa prezzo di partenza erano errate e non potevo modificarle rimettendo in asta gli oggetto spero voglia scusare la mia inegligenza- 6280.xxxx”

A parte che secondo me manca un “augh” nel finale, capite lo sconcerto sia per il contenuto che per la formulazione del concetto?

Ex-concu torna a casa e la sottoscritta cinguetta “ti ha scritto quello dello specchio”.

Il fatto che sia il suo compleanno e abbia lavorato nonostante avesse sperato di poter prendere un giorno di ferie, più i soliti auguri dal mostro scapigliato che tutte le mattine gli dice buon lavoro e ci sta che un giorno dirà “ci vediamo stasera” e poi io scopra dopo qualche tempo che è a Bora Bora a confezionare souvenir per i turisti, insomma, questa concomitanza di accadimenti fa sì che reagisca alla lettura del soprascritto pezzo di alta letteratura con un signorilissimo ed educatissimo“Non me ne frega un cazzo. E’ un problema suo. O mi manda lo specchio o mi rende i soldi. Decida lui”

E IO scrivo al venditore esprimendo lo stesso concetto ma con parole un po’ diverse. Diciamo che ci ho messo sopra un leggero velo di civiltà concludendo la comunicazione con la minaccia di segnalarlo ai gestori del sito, che anche io sapete che sono in un particolare periodo di grazia diddio e sono particolarmente portata alla diplomazia.

L’indiano della riserva risponde:

Gentile ex-concu

non si preoccupi le rinnuovo le scuse e mi spieghi come mi devo comportare scusa ancora

- 6280.xxxx


Stesso cinguettio serale, stesso embolo che riparte dal punto esatto in cui si era fermato e IO nuovamente ammanto di fredda e anche un po’ scocciata cortesia una piccata risposta che per farla breve (almeno questa, contenti?) tradotta, dice: “macchestraminchia chiedi a me cosa devi fare? Sei tu che vendi, che incassi e che spedisci. Se la cazzata l’hai fatta tu, adesso tu trovi la soluzione. Chiedi a chi gestisce il sito, no?”, che a me i cinguettii serali non è che mi vengano un granché e mi sarei pure stufata.

Debitamente intimidito, il signor 6280.xxxx che per favore spiegatemi voi come è riuscito ad iscriversi e a caricare le foto perché secondo me proprio non ce la può fare e che come per magia giusto ieri sera gli è spuntato un feedback di -2 di gente che ha gli stessi nostri problemi che se ex-concu lo avesse potuto sapere prima è ovvio che col piffero gli comprava qualcosa e inoltre in palese violazione del regolamento ha rimesso all’asta il NOSTRO specchio prima di risolvere la controversia ad un prezzo base quattro volte superiore a quello a cui ex-concu l’ha comperato (credeva) ribatte:

 Gentile ex-concu,

mi dica quanto le devo rispedire e come fare dovendo combattere anche con i giudizzi negativi per aver commmesso a mio vedere una leggerezze per inegligenza ancora tante scuse

- 6280.xxxx

Scuse ‘sto par di ciufoli, amico. Hai proprio rotto i maròni. Devi piantarla di chiedere a NOI cosa devi fare TU. Anche perché rischi che la risposta non ti piaccia neanche un po’, fidati.

Secondo voi se scrivo al sito una roba così “Spettabile ebaia, all’attenzione della gestione vendite sottosettore gestione inetti finti venditori. Gentili Signori, potete cortesemente contattare l’utOnto 6280.xxxx e spiegargli utilizzando un tutorial fotografico come fare passo passo per annullare la transazione effettuata e permettermi finalmente di accogliere a casa ex-concu la sera flautando SOLO ED ESCLUSIVAMENTE “bentornato amore” senza dovergli subito dopo rifilare l’equivalente di una badilata sul coppino? Grazie per l’attenzione.”

Ex-concu su quel sito lì non ci è più tornato, chevvelodicoaffare. Come è vero che non tutti i mali vengono per nuocere...

Esse16

 

P.S. chiunque abbia avuto (spero di no per voi) problemi simili ed è riuscito a risolverli mi faccia sapere a quale santo si è votato, quale lingua ha utilizzato, che strumenti di persuasione più o meno occulta ha impiegato. Grazie.

 

 

postato da: ESSE16 alle ore 20:16 | Permalink | commenti (11)
categoria:dilemmi esistenziali
mercoledì, 18 novembre 2009

La Perla rientrò finalmente in casa dopo otto ore passate in ufficio a farsi sfrantumare da capi e colleghi, un’ora passata in palestra a farsi massacrare dall’istruttore brasiliano e mezz’ora passata in bicicletta a farsi sbeffeggiare dai pedoni.
Nessuno dei suoi due maschi preferiti era disponibile per una sessione intensiva di coccole, ma la Perla, astuta come un cervo, aveva pronto il sostituto.
Prese una bella tazza, rossa con l’interno bianco, la riempì di latte e lo versò in un pentolino. Poi ci aggiunse un pezzetto di cannella, qualche chicco di pepe siriano, tre o quattro chiodi di garofano, un cucchiaino di tè, uno di zucchero di canna, i semini di quattro o cinque bacche di cardamomo e una spolverata di zenzero.
Accese il gas e nel quarto d’ora di sobbollimento del latte andò a prepararsi per la calda serata che la attendeva.

Piumone e latte speziato.

Perché, voi a che cosa pensavate?

postato da: perladarsella alle ore 22:59 | Permalink | commenti (6)
categoria:varie
lunedì, 09 novembre 2009

Sabato sera ho avuto l'ennesima riprova: dal vivo i blogger sono uguali a come scrivono, anzi semmai meglio.

A parte quando bevono un mojito a stomaco vuoto prima di presentarsi.

Grazie a tutti.

postato da: perladarsella alle ore 09:48 | Permalink | commenti (20)
categoria:live bloggin
mercoledì, 28 ottobre 2009
Si era nel 1938, il sole cominciava appena a farsi strada tra gli scuri annunciando una bella mattina di inizio maggio, quando la mia mamma mi scosse col suo solito piglio:
"O levati pigrona che si fa tardi!"
"Dai mamma, lasciami dormire un altro pochino!"
"Alzati t'ho detto, e non fare tante storie. Oggi niente asilo, lavati e pettinati ammodino che ti porto in centro."
Insomma, solo al tavolo della colazione, dopo essermi vestita mugugnando e malvolentieri, scoprii la ragione di questa inconsueta levataccia. In giornata sarebbero giunti a Firenze il Duce e il Führer in visita ufficiale e la mamma s’era messa in testa di andare a vedere quelle due personalità di cui così tanto da anni si parlava; in effetti lei aveva anche un altro motivo per essere curiosa, ma io allora non lo sapevo.
Prima di uscire però c'era ancora tanto da fare: pulire e rassettare la casa e preparare il pranzo per il babbo che avrebbe dovuto solo riscaldarselo al suo ritorno a casa. Aiutai la mamma a sbrigare queste faccende, contagiata dalla sua frenesia e quando finalmente tutto fu sistemato mi misi la cuffietta della festa e uscimmo di casa.
Firenze era in grandissima agitazione: gonfaloni e bandiere ornavano strade, palazzi e ponti e la gente chiacchierava eccitata avvicinandosi a piedi al centro della città. Presto cominciammo a incontrare uomini che urlavano ordini a ripetizione, contribuendo ad accrescere la confusione: "Voi di qua! Voi andate di là! Svelti, svelti! Muovetevi!". Insomma, un gran bailamme.
Ci trovammo così raggruppate in una fiumana di gente che veniva lentamente condotta lungo le strade della città mentre io stringevo forte la mano della mamma per paura di perderla in mezzo a tutta quella gente.
Fu a un certo punto chiaro che venivamo spostati per le vie seguendo il tragitto ufficiale della macchina che portava i due "condottieri", macchina che riuscii a vedere per un breve attimo quando la mamma, allarmata dalle urla della folla, mi prese in braccio sollevandomi al di sopra del mare di cappelli che si agitavano.
Ben presto però cominciarono i problemi: passato il corteo la mamma decise di averne abbastanza e cercò di prendere la strada di casa ma scoprimmo che la cosa era praticamente impossibile, un po' per la calca, un po' per la presenza di un certo numero di individui incaricati di irreggimentare la folla e spostarla per Firenze a seconda delle necessità, mantenendola così "oceanica" come si conveniva all’occasione. Assistemmo così nostro malgrado a un secondo passaggio della macchina scoperta per trovarci infine stipate con altri fiorentini in Piazza della Signoria dove, dopo una serie di appropriati squilli di tromba, un gruppo di figurette si appollaiò al balconcino di Palazzo Vecchio.
Quando riuscimmo finalmente ad allontanarci era tremendamente tardi: la mamma si lamentava, a parole preoccupatissima per la cena, ma io sapevo che il vero problema era il babbo con la sua divorante gelosia. E infatti.
Il babbo ci aspettava seduto davanti a una tavola desolatamente vuota con uno sguardo che prometteva tempesta.
"Indove tu sei stata, donna!"
"Son stata in centro a vedere il Duce e il Führer in visita..."
"Madreperla, te vai in camera, che con la tu' mamma c'ho da discutere di certe cose."
Mentre andavo velocemente verso la camera da letto feci a tempo a sentire un ultimo scambio di battute:
"Te non hai idea della confusione, non ci lasciavano tornare a casa..."
"Lascia stare codeste bischerate, che lo so benissimo che te tu sei andata in mezzo a tutta quella gente apposta per farti toccare il culo!"
E giù una grandinata di urla e strepiti!
E poi tre giorni di silenzi e musi lunghi.
Ma come sempre, dopo le grandi liti giungevano le grandi rappacificazioni.
E così nove mesi dopo è nato mio fratello.

(il racconto è opera mia e del Bibixy, nel senso che io ci ho messo la mamma e il titolo e lui l'ha scritto)




postato da: perladarsella alle ore 22:40 | Permalink | commenti (5)
categoria:racconti di vita vissuta
lunedì, 26 ottobre 2009

Chiedo ufficialmente e formalmente scusa alla Nina (link a fianco “Nina&Rita”) se a suo tempo ho ignorato il meme sul peggior compleanno. Il post erà lì, abbozzato e mai finito e lo pubblico ora, che se ne profila uno ulteriore all’orizzonte, di giri di boa. Lo so, non se ne è sentita la mancanza, ma scrivere nuovamente di qualcosa che non sia "quella cosa lì" mi sembra un bene.

                    

La premessa è che a me, del mio compleanno non è che importi molto. Mi fanno piacere gli auguri, ma non ho bisogno di feste, palloncini, pacchetti regalo, ricchi premi e cotillons. Forse per un latente sentimento di snobismo e insofferenza verso quello che è in genere sempre un giorno di festa per tutti.

“Ah, non posso avere una ricorrenza tuttamiasolomia? Allora non mi interessa!”

 

Sono nata nel giorno che segue quello che, per sua natura, è il più festaiolo di tutti quelli disponibili in calendario e soprattutto immancabilmente e obbligatoriamente sconfina in quello dopo sennò non ha senso: ho visto la luce nel bel mezzo del veglione di capodanno.

 

Ergo, da giovanissima non erano disponibili amichetti/e o meglio, non erano disponibili i genitori, provati dalla nottata in bianco e devastati da trenini, balli di gruppo, rumbe, sambe e alcol, a portarli in alcun posto che non fosse la propria cameretta “mettiti qui, fai un bel pisolino e non rompere i maròni che alla mamma ci gira un po’ la testa. Anzi, meglio, cadi in letargo almeno fino a domani o ti do una passata sul gas”.

E allora ci si trovava con tutti i parenti a casa dei nonni materni, che sembrava di stare al casting per il video di  Thriller che ancora adesso quando lo vedo mi viene da soffiare come se avessi delle candeline davanti.

 

Crescendo (in età) non è che sia andata tanto meglio alle feste organizzate quando, su segnalazione di conoscente/amico/fiansé, il diggei azzerava la musica e strombazzava:

“Heilà, gente! Attenzione!  Facciamo gli auguri a Esse che compie gli anni! BrigittebardòbardòAEIOUIPSILON”

Provocando un certo sconcerto fra i ciuffi ingellati, i tacchi a spillo traballanti ed i frementi boa di marabù

“Eh, chi? Esse chi? Ma chi è? Ma dov’è”

Lo smarrimento dei festaioli che non vedevano l’ora di avere una scusa per riempire di nuovo i bicchieri costringeva qualcuno a sollevarmi in una presa “à la Baryshnikov” o, in mancanza di materiale umano non a rischio di ernia o colpo della strega fulminante, ad essere presa per i gomiti e costretta a saltare fra la gente. Con risultati fra l’altro francamente discutibili.
Voi capite quanto questa cosa potesse essere fortemente lesiva della mia dignità, vero?

 

Segue periodo capodanno in piazza. Breve periodo perché l’età avanza, fa sempre un freddo becco, non si trova parcheggio, bisogna fare a cazzotti per camminare e onestamente sia a me che a ex-concu quella sera lì soprattutto ci pesa veramente il sedere e i fuochi d’artificio li vediamo benissimo anche dal balcone di casa.

Non a caso teneramente ormai ci definiamo “la coppia DeFonseca”.

 

Dell’ultimo compleanno c’è stata testimonianza su questo blog e se vi ricordate l’abbigliamento da gran soirée e il brindisi con la tachipirina, non c’è bisogno di aggiungere altro.

In definitiva, per me non c’è stato un “peggior compleanno”. Li metto tutti a parimerito nel limbo.

 

A breve aggiornamenti su "quella cosa là", quella che sta attentando al mio fegato da mesi. Volevo farci un post unico, ma mi sono arresa per prima io a scriverlo, figuriamoci voi a leggerlo…

 

Esse16

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categoria:racconti di vita vissuta
giovedì, 15 ottobre 2009

... gli organini competenti che ho appena trovato scritti su una lettera delibereranno a tempo di mazurka o chiusi dentro lo sgabuzzino delle scope?

postato da: perladarsella alle ore 10:14 | Permalink | commenti (6)
categoria:cavolate, dilemmi esistenziali
martedì, 29 settembre 2009

Coniglio è quello che dice di comprendere le tue difficoltà, ti blandisce e ti rassicura con false promesse. Rimanda, promette di nuovo e poi sparisce.

 

Coniglio è quello che non risponde più al telefono ormai da quasi un mese, sbagliando però stamattina e lasciando la conversazione aperta, facendo cadere l’ipotesi del cambio di numero.

 

Coniglio è quello che, subito dopo, non ti risponde più di nuovo perché tanto lo sa di cosa gli devi parlare.

 

Coniglio è quello che se avessi un euro per ogni cazzata che gli hai sentito dire per schivare le responsabilità, non staresti a chiamarlo in continuazione sperando di rompergli così tanto le palle da costringerlo a spegnere il telefono, piuttosto, perché camperesti di rendita.

 

Coniglio è quello che ti costringe a chiederti se i problemini che hai sono dovuti allo stress o hanno una ragione “clinica”.

 

Coniglio è quello che ti lascia in una situazione di stallo a sperare che il negoziante che ha messo l’inserzione cercando qualcuno che annodi rosari, decine e tao trovi che il lavoro di quelli con cui ha già preso un impegno faccia schifo e dia una possibilità anche a te di provarci.

 

Coniglio è quello che domani ti farà uscire per comperare il giornale di annunci, sbavare sulle inserzioni più interessanti e ti riduce a vedere se cercano qualcuno per fare del volantinaggio, che anche per fare le pulizie cercano qualcuno che abbia esperienza e dubito che "casalinga disperata da due mesi" valga.

 

Coniglio è quello che lo maledici una volta di più quando vai dal sindacato ad informarti e scopri che in caso tu decida di percorrere quella strada, sono necessarie le buste paga. Che non sono state elaborate da gennaio scorso ed è proprio quello che aspetti, insieme agli arretrati.

 

Quindi.

 

Quello che auguri al Coniglio è che gli si inverta la tendenza del detto che vede protagonisti in alternativa i ricci e che il pisello (le palle ormai si è capito che non le ha) gli faccia la muffa.
In alternativa, visto che una volta, quando ancora eravate in buona e tu eri tuo malgrado la sua confidente anche per argomenti, che diciamolo, non sono propriamente quello di capo e dipendente per quanto sereno e amichevole possa essere il rapporto, mentre si vantava di una scopata ti ha detto di essere allergico ai profilattici, beh, Dei delle malattie sessualmente trasmissibili, qui c'è del lavoro per voi. 

 

Quello che auguri al Coniglio non è andare a cagare perché tu che lo conosci da due anni e rotti sai perfettamente che quello che proprio lo manda fuori di testa è non riuscirci. Quindi speri con tutte le tue forze nelle ragadi anali e perché no in un blocco intestinale. Andrebbe bene anche se qualcuno decidesse di ficcargli un limone su per il sedere, eh.

 

Quello che auguri al Coniglio è che carabinieri, polizia e guardia di finanza lo fermino almeno una volta al giorno, che di sicuro uno dei tre qualcosa trova da ridire, è garantito.

 

Quello che auguri al Coniglio è che qualcuno gli tagli le gomme della macchina e incida degli artistici ghirigori su tutta la carrozzeria. Così, solo perché gli fanno schifo colore e modello.

 

Quello che auguri al Coniglio, nei tuoi sogni più estremi, è che gli venga riservato il trattamento finale che si riserva ai suoi simili.

Una mazzata sul coppino e poi appeso a testa in giù e spellato. I tiggì ci andrebbero a nozze.

 

Esse16

 

(chiedo scusa a Volare/Rabb-it e Winterina se passano di qui. Niente di personale, of course. E' che per quanto cerchi di mantenere una atteggiamento positivo, ogni tanto mi prende lo sconforto)
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categoria:
martedì, 15 settembre 2009
Bambino alla vigilia dell'inizio della prima elementare:
"Babbo, sono un po' preoccupato"
"Perché?"
"Perché non so nulla, non so leggere, non so scrivere..."
"Guarda che non ti devi preoccupare, perché a scuola ci vai proprio per imparare"
"E allora come mai mia sorella (quarta elementare, ndP) che sa già tutto continua ad andarci?"
postato da: perladarsella alle ore 21:47 | Permalink | commenti (11)
categoria:dilemmi esistenziali
lunedì, 07 settembre 2009

"... e sicché iersera ci siamo baciati"
"Ah! E come è stata?"
"Ferma"

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categoria:le perle del perlino
giovedì, 20 agosto 2009

Noi siamo stati qui

vista a destra

vista a sinistravista di fronte


Verde e silenzio, silenzio e verde.
Relax assoluto, comunicazioni col mondo sotto di noi praticamente impossibili, credo che la cura del sonno funzioni più o meno così.
La sera dell'ultimo venerdi lavorativo, ex-concu torna a casa con una quantità indefinibile ma di certo abbondante di pomodori, frutti dell'orto amorosamente coltivato dal suoceri "ve li portate dietro, fanno comodo".
Ciliegini, a pera, cuor di bue, tondi. Grossi, piccoli, medi. Perfetti e di forme improponibili.
In pratica il campionario completo delle specie coltivabili, tutti radunati lì, nel nostro frigorifero, in attesa di affrontare il viaggio amorosamente adagiati in una borsa termica per preservarli dalle temperature africane e permettere loro di godere di un soggiorno gratuito a quota circa milleeduecento. Per loro il tragitto in pratica è il miglio verde, ma mi piace pensare che non lo possono capire, in attesa di finire cucinati o conditi.

La prima tappa è a casa dei miei, da dove riusciremo a ripartire solo il giorno seguente dopo pranzo, con un giorno e mezzo di ritardo sui nostri piani e con ulteriori aggiunte al parco dei commestibili, ma soprattutto con un altro bel mucchietto di pomodori, stavolta frutti dell'orto amorosamente coltivato dai miei "ve li portate dietro, fanno comodo". La frase più gettonata dell'estate duemilanove...
A nulla valgono i tentativi di rifiutare. Nemmeno mostrare il già cospicuo bottino di oro rosso in nostro possesso fa desistere i miei. O pomodoro o morte. Al momento di partire per la destinazione finale, si aggiunge a tradimento un altro sacchetto di pomodori. Mi giro verso mia madre, apro la bocca per rantolare "no! Altri poomodori no!" ma mamma mi anticipa "questi li dai all'Adriana, che lei li mangia anche così, a morsi. Le piacciono tanto!" Non so se è vero o se ha detto così, per scampare al linciaggio.

I primi giorni trascorrono fra un bel sughetto di pomodori freschi a pranzo, pomodori conditi di contorno a cena, in alternativa, ottime friselle pugliesi che trapassano per mancanza di ossigeno sepolte sotto una slavina di pomodori ben conditi.

Al terzo giorno di permanenza, mia madre, con un coup-de-cul, riesce a mettersi in contatto con i due eremiti (tolta la signora Adriana, quella dell'omaggio ortofrutticolo, gli altri appartamenti sono pressochè deserti. In cima, un'anziana coppia con la quale comunichiamo solo quando ci beccano loro sul balcone e noi sulle scalette di casa. Quelli sopra chi li ha mai visti, quindi buongiorno e buonasera ma proprio se necessario, quelli sotto sono a sudare al mare, quelli che conosciamo meglio fra gli inquilini arriveranno la sera stessa), si informa su eventuali programmi della giornata (nessuno, ovviamente) e buttà là "pensavamo di fare un salto su a trovarvi".
Benissimo! Mi metto in azione, scubetto un fondino di crudo, acquistato proprio allo scopo e metto su un bel condimento per la pasta a base di pomodoro fresco manco a dirlo e prosciutto.
I miei arrivano portandosi dietro a sorpresa i due nipoti (il che mi ha permesso di aggiungere altri pomodori al sugo, evvai!).

E qualche altro pomodoro che aveva avuto la geniale idea di maturare proprio durante quei tre giorni... Torniamo praticamente in parità a prima del pranzo.

La sera arrivano i due di cui sopra. Si sistemano e mantengono la promessa di venire a bussare da noi dopo cena per fare due chiacchiere. Apriamo con un largo sorriso che si cristallizza immediatamente in una specie di smorfia da paresi.
La prima cosa che varca la soglia è un bianco e mezzo accartocciato piatto di plastica che sta per disintegrarsi sotto il peso di un sontuoso mucchio di pomodori "li abbiamo raccolti oggi!". Manca la chiosa del "fanno comodo", credo. Il cervello in quel momento riusciva solo a registrare un colore. Il rosso.

Nei giorni seguenti, in cucina a pranzo e cena qualcosa che somiglia al campionato mondiale dell'uso del pomodoro fresco.
Sughi "nature" e "truccati"
scubettatata fantasia in mezza crosta (frise)
pomodori alla porca vacca (pomodoro e mozzarella)
conchette rosse con sorpresa (pomodori ripieni)
panbagnato dell'ortolano (panzanella)
delizia terra e mare (pomodoro e tonno)
boe del mar rosso (polpette al sugo)
pomodoro condito, pomodoro, pomodoro, pomodoro.

Purtroppo la nostra vacanza immersi nel ross... nel verde volge al termine. A malincuore si riparte rimpiangendo già solo dopo mezz'ora, scendendo di quindici chilometri a valle, la frescura e l'aria che per respirare umidità bisognava fare i suffumigi sulla pentola dell'acqua per la pasta.
Da diciassette splendidi corroboranti e rivitalizzanti gradi, per strada arriviamo anche a trentasei afosi, debilitanti, orribili gradi centigradi. Passiamo il viaggio di ritorno a rimpiangere i silvestri e riposanti luoghi.
Prima del rientro definitivo, sosta a casa dei suoceri per un salutino.

"Vi dò un po' di pomod...!"
"NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! Grazie, eh, ma no, davvero, troppo gentili, graziegrazie, ma proprio per il momento no"

e il pensiero vola al bagagliaio e alla borsa termica dove, amorosamente adagiato al fresco sta ancora un contenitore con i superstiti che non siamo riusciti, per limiti fisici e di tempo, a consumare. Alcuni son stati immolati per il sughetto della domenica, gli altri sono stati, più o meno camuffati, serviti in tavola in questi giorni, i superstiti vi salutano dal cassetto del frigorifero.

Il bilancio finale: avvistamento di zero scoiattoli, volpi, cinghiali, diciamo zero fauna boschiva in genere, ma un numero imprecisato fra ragni, ragnetti, forbici, e altri simpatici animaletti coinquilini, "ricco" bottino di sei + sei fragoline di bosco (per le fragoline oramai è troppo tardi), la metà generosamente elargita ad un labrador che abbiamo scoperto essere golosissimo di questi piccoli, rossi (oddio! altra roba rossa!!!) profumatissimi frutti, zero more di rovo (per loro è troppo presto) due passeggiate (ex-concu è in vantaggio di una, visto che è andato a fare una camminata il giorno di visita dei parenti in colonia (foto disponibile sotto), delle ore dormite si è perso il conteggio credo già al terzo/quarto giorno, innumerevoli quanto i tentativi di imitazione vantati i senza schema, gli incroci obbligati, cornici concentriche, ricerca di parole crociate, crittografate. Tutto rigorosamente vintage, grazie ai vecchi numeri trovati in casa lassù e alle pagine accuratamente staccate che mi ero portata dietro (che i vecchi numeri della SE non si buttano. Girali e rigirali, si trova sempre un gioco mai fatto prima che piace parecchio e si possono recuperare tutti in una volta) e una violenta allergia da pomodoro in agguato (in alternativa, viste le molteplici virtù salutistiche del rosso ortaggio, possiamo cominciare a cantare sin d'ora il tema di Highlander).

escursionisti

 

 

 

 

 

Esse16

postato da: ESSE16 alle ore 08:14 | Permalink | commenti (35)
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